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Stare bene insieme a scuola: un approccio curricolare
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Stare bene insieme a scuola: un approccio curricolare

Spesso i mass-media riportano episodi di cronaca in cui sono coinvolti bambini e ragazzi implicati in atti di prevaricazione nei confronti dei coetanei.

Chi frequenta gli ambienti scolastici sa, per esperienza, che non è raro imbattersi in situazioni in cui si verificano, anche con una certa frequenza, prepotenze all’interno del gruppo dei pari che, talvolta, possono proseguire all’esterno del contesto scolastico.

Per identificare tali situazioni, in molteplici occasioni, viene utilizzato il termine “bullismo”, col quale si intendono “le azioni aggressive o i comportamenti  di manipolazione sociale tipici dei gruppi di pari (a scuola e in ambienti di lavoro) perpetrati in modo intenzionale e sistematico da una o più persone ai danni di altre”. Più recentemente, a tale definizione, si sono aggiunte ulteriori caratteristiche: l’intenzionalità, la persistenza, l’interazione asimmetrica ed infine il comportamento di attacco che può essere fisico-verbale o psicologico.  

Questo fenomeno, articolato e complesso e con caratteristiche e manifestazioni ben precise, compare già nella scuola primaria. In essa però, luogo privilegiato dove i bambini intessono le prime relazioni in maniera autonoma e consapevole coi pari, si riscontrano atti riferibili più che altro a incontro/scontro con altri diversi da sé.

Riguardo alla strategia per imparare a stabilire corretti rapporti sociali e combattere l’insorgenza di tale fenomeno, è opportuno promuovere una cultura ed una atmosfera di democrazia e di uguaglianza, attraverso la creazione di un corpus di regole di convivenza condivise e stabilite, alle quali tutti, docenti, alunni e genitori, possano fare riferimento. La scuola riveste da sempre un ruolo importantissimo nella crescita dei bambini e dei ragazzi, sia per la sua funzione di educazione/socializzazione, sia per il fondamentale contributo alla  costruzione dell’autostima e  alla sperimentazione e acquisizione delle abilità sociali.  In particolare, nella scuola primaria, occorre potenziare la prevenzione creando una consapevolezza diffusa tra docenti ed alunni, abbassando la soglia di tolleranza nei confronti di questo tipo di comportamento che riduce drasticamente le opportunità di una convivenza civile.  Per quanto riguarda però la prevenzione del fenomeno, non è strettamente necessario proporre attività cosiddette “speciali” (percorsi    cioè che si possono applicare una volta per tutte ed in maniera limitata temporalmente): più utili risultano  attività curricolari e strategie didattiche che, adottate abitualmente dagli  insegnanti, permettono di   raggiungere obiettivi sia cognitivi che educativi.

Bisogna far leva sulle risorse positive della classe e sulla naturale capacità dei ragazzi di provare empatia per i compagni in difficoltà. In tal senso, gli interventi contro il bullismo si connotano per un approccio globale di tipo sistemico ed ecologico che, integrando al loro interno esperienze e tecniche specifiche, cercano di attivare processi di cambiamento a molteplici livelli dell’esperienza scolastica, dal clima della scuola, alle norme e ai comportamenti del gruppo-classe, fino ai singoli individui secondo le seguenti tre direttrici di intervento:  

  • l’approccio curricolare per favorire la consapevolezza in classe mediante letture di brani e visioni di filmati sul tema;
  • l’approccio trasversale rivolto alla rielaborazione cognitiva e al potenziamento delle competenze sociali degli studenti (mediante il lavoro cooperativo, il problem solving, tecniche di role-playing e drammatizzazione, l’ascolto attivo, l’educazione ai sentimenti, ecc.);
  • l’approccio basato sul supporto tra pari (operatore amico per la scuola di base).

Si tratta, in sostanza, di un intervento volto a creare un clima positivo di convivenza nella scuola che promuova lo sviluppo di abilità prosociali ed empatiche nei ragazzi più a rischio, oltre che negli altri partecipanti che possono sviluppare atteggiamenti di progressiva de-sensibilizzazione verso la sofferenza dell’altro e di de-responsabilizzazione civile, tollerando e giustificando le prepotenze.       

In termini esperienziali diretti, aggiungo che sono insegnante in due seconde classi di una Scuola Primaria di Pisa. Le classi sono composte da 16 alunni ciascuna: 6 femmine e 10 maschi in ognuna delle due. Gli alunni provengono da esperienze familiari della fascia sociale medio-alta; ci sono anche quattro alunni non italiani, due per ogni classe. Qui,  veri e propri atti di bullismo non se ne riscontrano ma potrebbero divenire tali alcune situazioni di conflitto naturali se non si imparasse a gestirle attraverso adeguate attività. Entriamo, allora,  più nello specifico dell’approccio curricolare con il concetto di “curricolo trasversale”, che, al di là di quello disciplinare,  ha come obiettivi  quelli di “educare alla condizione umana, alla cultura di genere, alla mutua comprensione; si tratta alla fine di garantire a bambine e bambini il diritto a una cittadinanza consapevole, dando loro le competenze e le risorse indispensabili a esercitarla”.    Ecco le attività che ho proposto all’interno della programmazione curricolare:

  1. area linguistica: la lettura di testi e l’utilizzo di materiale audiovisivo fungerà da stimolo. Si utilizzeranno testi tratti dalla letteratura per l’infanzia,  testi di narrativa, favole (quali quelle particolarmente didattiche di Esopo), film in cui i valori quali l’amicizia e la cooperazione rappresentano il filo conduttore (ad esempio i cartoni: Wall-E,  A Bug’s  Life  e Bee Movie e anche il celeberrimo “Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepulveda). Interessante è avviare una lettura di storie in cui gli animali siano i personaggi principali e nei quali i bambini possano identificarsi e passare a scoprire il valore della collaborazione, l’accettazione dell’altro anche se diverso, del trovare una soluzione comune ad un conflitto comune con storie scelte ad hoc per “mettersi nei panni di”;

  2. area dell’educazione musicale: l’ascolto della favola musicale “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev avvia gli alunni a riconoscere l’importanza del tono, della velocità e del  ritmo con cui si esprimono gli stati emozionali. Vivere e sperimentare alcuni stati d’animo (paura, rabbia, sorpresa, gioia) attraverso l’esperienza musicale è fondamentale. Anche cantare alcune canzoni sia in italiano, sia in inglese educa all’ascolto di sé e dell’altro, all’attenzione, alla fiducia: le esperienze con le parole e con i suoni, vissute in gruppo, favoriscono la crescita armonica ed equilibrata del bambino, non alimentano la competitività, ma la collaborazione, la fiducia negli altri e nelle proprie capacità;

  3. area motoria: per quanto riguarda sia lo schema corporeo in connessione con la ricerca di caratteri comuni e non, che gli stati emozionali da analizzare (quali la rabbia, l’allegria, la tristezza, la sorpresa) e la loro relazione con il corpo sono state utilizzate le proposte formulate, fra gli altri, in Star bene insieme a scuola (cfr. nota 4),  da cui sono stati tratti alcuni esercizi-gioco per il rilassamento e la fiducia nell’altro;

  4. area dell’educazione all’immagine: abbiamo realizzato cartelloni con tecniche grafico-pittoriche di ogni fase del percorso realizzato (stati d’animo, storie raccontate, regole nei vari ambiti). Queste attività hanno la duplice finalità di documentare le esperienze e di sottolineare l’importanza degli aspetti collaborativi nel lavoro dei bambini;

  5. area socio-antropologica: si fa riferimento a “Cittadinanza e Costituzione”, disciplina attraverso cui si avvieranno gli alunni alla scoperta dell’identità personale, al rispetto delle regole e degli incarichi per stare bene insieme: bisogna scegliere le regole a partire da situazioni concrete e far divenire il comportamento più adeguato regola condivisa, bisogna far conoscere quali sono le regole e gli incarichi  facendole/li  scoprire/trovare ai bambini  e perché servono in una situazione di circle time, cioè un “intervento di educazione psicoemotiva nella classe durante il quale tutti i membri della classe si riuniscono per discutere un argomento o un problema proposto da uno o più alunni, o dall’insegnante”.    Per iniziare a far acquisire in modo sempre più consapevole che lo stare insieme può divenire un bene comune bisogna costruirlo proprio su azioni che tale scopo lo perseguano, in particolare bisogna che attraverso un percorso esperienziale nel quale agli alunni vengano affidati a rotazione degli incarichi, attraverso i quali si riconoscano come piccola comunità che coopera per il benessere comune.  E’ stata anche attivata una pratica ormai abituale all’interno delle due classi: nel caso di conflitti fra due alunni, c’è un primo momento in cui vengono invitati a raccontare ognuno le proprie ragioni, e ad ascoltare le ragioni dell’altro. In questa fase, il ruolo dell’insegnante è stato quello di accettare e contenere le loro ragioni e la loro rabbia, garantendo contemporaneamente la sicurezza psichica e fisica. In un secondo momento, i bambini vengono invitati a scegliere “l’angolo delle soluzioni”, cioè un luogo della classe dove trovare in modo autonomo e responsabile la composizione del conflitto e l’accordo con il compagno di classe. L’insegnante non partecipa direttamente, ma segue da vicino gli alunni e supervisiona a distanza ravvicinata le attività che svolgono per trovare la soluzione;

  6. area scientifica: abbiamo anche tratto ispirazione e spunto dalla realizzazione del Progetto “Frutta nelle Scuole”, promosso dagli enti territoriali toscani. Ciascun alunno ha portato a scuola un frutto (tutti i frutti sono stati poi usati per fare una macedonia) e ha spiegato i motivi della scelta. A nostra volta abbiamo introdotto il ragionamento sulle più importanti regole della educazione alimentare, nell’ambito della più generale trattazione sul rispetto delle regole per far stare bene il corpo, insieme alla mente.

Elemento fondante è la promozione del benessere degli alunni a scuola con se stessi e con gli altri. In queste attività didattiche così svolte, ricadranno:

  • l’ attenzione alle dimensioni affettive e sociali dello sviluppo dei bambini;
  • cercare una soluzione per quelle forme di disagio, problematiche e di conflitto, che si presentano soprattutto durante le attività di gruppo;
  • promuovere atteggiamenti di rispetto e di accettazione dell’altro.

Un progetto siffatto, disciplinare e  trasversale, non aggiunge un obiettivo in più a quelli già indicati nelle programmazioni, ma serve a farci individuare e poi valorizzare tutte quelle esperienze e attività più significative che mettono “in gioco” le relazioni interpersonali fra compagni e insegnanti.

È altresì molto importante, al termine di ogni attività proposta, per riflettere e trarre utili indicazioni,  rendere visibili tali insegnamenti attraverso scritti, disegni, regole di convivenza che si possono esporre    in classe o nei corridoi della scuola.  Risultati positivi sono possibili se non vengono a mancare premesse  fondamentali come la volontà di  cooperazione e di corresponsabilità  da parte di tutti i soggetti coinvolti,  alunni o insegnanti che siano.  

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