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Musicoterapia a scuola: una strategia inclusiva
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Musicoterapia a scuola: una strategia inclusiva

Il suono tra arte e terapia

La possibilità di offrire adeguati servizi socio-riabilitativi in favore di bambini con bisogni educativi specifici, spinge l’autore, musicista e musicoterapista, del Centro Studi “Il Manifesto Musicale” di Triggiano (BA), ad attivare un programma abilitativo e/o riabilitativo attraverso la Musica. Il progetto “Musicoterapia creativa” si articola attraverso la stesura di un efficace protocollo di lavoro redatto in cooperazione con diversi enti pubblici e privati quali centri di riabilitazione, servizi di igiene mentale, enti ospedalieri, A.N.F.F.A.S, e scuole statali di ogni ordine e grado.
L’attivazione dei Laboratori di Musicoterapia prevede l’utilizzo dell’evento sonoro e l’uso controllato della Musica per fini rieducativi e riabilitativi onde favorire lo sviluppo globale e il processo di integrazione della persona in difficoltà.
Ogni condizione patologica (ipoacusia neurosensoriale bilaterale, cecità, disturbo pervasivo dello sviluppo, sindrome di Rett, o la sindrome di Down), influenza la qualità di vita dei bambini fin dalla nascita o nei primi anni di vita, privandoli della capacità di stabilire delle adeguate forme di adattamento e di comunicazione (Baron-Cohen, Balton 1992).

Pur nella loro diversità, questi bambini sono accumunati da una caratteristica comune che si evidenzia nella straordinaria reattività al mondo dei suoni, reazione legata alle personali potenzialità e al quadro psicopatologico del bambino stesso.
É quindi doveroso ricordare che ogni essere umano possiede una particolare sensibilità sonoro-musicale fin dal concepimento, una sensibilità che nasce e si modella in funzione dell’habitat culturale in cui si vive e migliora ulteriormente se educata in maniera costante e creativa.
La “musicalità” dell’individuo, riconoscibile nel ritmo respiratorio, nel battito cardiaco, nella gestualità e nella voce cantata, nasce come il risultato dell’esperienza umana legata ai fattori esterni quali i bisogni primari di esplorare, conoscere, socializzare e quindi comunicare.
La letteratura ci insegna che le capacità musicali dell’essere umano possono essere preservate anche in caso di anomalie e lesioni celebrali. Per quanto concerne l’esperienza della Musica nel settore della riabilitazione, i primi risultati, attendibili sotto il profilo clinico, si sono riscontrati nei casi di paralisi celebrali infantili e precisi effetti della terapia del suono si sono verificati nei casi di afasia sia nei bambini che negli adulti (Baron-Cohen, Balton 1992).
É notorio che l’idea della riabilitazione e della terapia si legano alla plasticità del cervello che si sviluppa se adeguatamente sollecitato da stimoli sensoriali, inclusi quelli musicali.
Si mira a migliorare la qualità dell’apprendimento, inteso come un processo attraverso il quale, come conseguenza della pratica e dell’esperienza, si modifica il comportamento.
La Musicoterapia si integra in un progetto psico-educativo globale dove le funzioni comportamentali e cognitive sono deteriorate (Crystal ET.AL. 1989, Dalessio 1984, Swartz ET.AL. 1989).
La presa in carico di un soggetto affetto da disturbo della comunicazione in situazioni di interazione sociale (come nel caso della scuola) prevede un protocollo di intervento che:

  • stabilisca un percorso musicale operativo;
  • consideri la Musica come elemento cardine del percorso riabilitativo;
  • determini e garantisca al paziente il raggiungimento di obiettivi a breve e media scadenza;
  • valuti il raggiungimento dei risultati.

Nella terapia musicale il protocollo di lavoro che il musicoterapista propone viene pianificato in sinergia con la realtà e gli obiettivi scolastici in cui il bambino è inserito.
Per un corretto programma di lavoro, il personale docente direttamente impegnato con l’educazione del bambino “eccezionale” viene informato sulle linee di condotta e le procedure; gli obiettivi a breve e a lungo termine della musicoterapia devono quindi necessariamente concordare con le finalità tracciate dalle insegnanti.
Per un bambino affetto da disfunzioni neurosensoriali, la pratica musicoterapica diviene un mondo di esperienza in cui poter usare le personali modalità di espressione e comunicazione.

Musicoterapia a scuola: terapia o educazione?

Dopo oltre quindici anni di attività presso le scuole statali nella provincia di Bari, in particolar modo presso le scuole di ogni ordine e grado di Triggiano (progetto in rete di “Psicomotricità e Musica” promosso dal 2° Circolo Didattico, D.S. dott.ssa Giuseppina Morano, referente e coordinatrice del progetto l’insegnante Silvana Corvino, obiettivo fondante del progetto è l’inclusività, tutti i bambini hanno diritto a sperimentare il senso di appartenenza ad un contesto, ed avere pari opportunità.
Da sempre il progetto è finanziato dall’Amministrazione Comunale di Triggiano, anzi, in questo periodo di ristrettezze il Comune è andato controcorrente, ha raddoppiato il budget, consentendo di fatto il pieno svolgimento del progetto, di ciò si ringrazia l’assessore alla P.I. avvocato Piero Caringella.
La Musicoterapia attiva e creativa coordinata dall’autore, coadiuvato dal suo staff del Centro Studi “Il Manifesto Musicale”, si pone come approccio l’accoglienza e l’accettazione dell’alunno diversabile: osservazione, ascolto, conoscenza delle condotte, degli interessi, delle necessità e delle preferenze del bambino con bisogni specifici.
La Musica nasce e prende forma nell’attimo stesso in cui avviene l’incontro bambini/musicoterapista. Attraverso la tastiera di un pianoforte, con gli strumenti ritmici e melodici, con la voce e con il movimento espressivo del corpo, il musicoterapista rispecchia i movimenti, le capacità fonetiche o il semplice respiro dell’alunno con bisogni specifici, al fine di stabilire l’avvio o il ripristino della comunicazione non verbale.
L’arte dell’improvvisazione musicale in senso clinico, nella pratica musicoterapica, si modifica in rapporto alle risposte più o meno adeguate del bambino nel contesto gruppale, poiché deve confrontarsi con la personalità dei compagni di viaggio e con il ruolo delle insegnanti.
Una variante significativa è riscontrabile nella partecipazione attiva delle insegnanti, le quali, dimesso il ruolo di “maestra”, si accostano ai bisogni del bambino con rinnovato entusiasmo e desiderio di esplorare le potenzialità che spesso l’alunno cela dietro la patologia.
Le attività gruppali evidenziano una difficoltà iniziale, da parte dei partecipanti, nella condivisione dell’esperienza ritmico-strumentale basata sull’applicazione di semplici regole (suonare in alternanza, applicare lo scambio degli strumenti musicali, evitare la scelta dello strumento); inoltre la voce cantata risulta spesso uno strumento di difficile utilizzo.
L’esperienza di musicoterapia individuale, nello specifico, ha incentrato le tecniche operative sulla capacità di dare, al rapporto duale, una valenza terapeutica attraverso giochi di contenimento, di imitazione, di lateralizzazione durante l’esecuzione strumentale.
L’uso della voce cantata risulta utile per favorire la vocalità e l’attenzione all’ascolto. La voce cantata evidenzia la prosodia del singolo, il quale, nel rapporto con gli altri, tende a unificare il proprio tono di conversazione con quello del gruppo. Un’operazione non facile poiché ogni essere umano è padrone assoluto del proprio timbro e della propria tonalità.
Il progetto laboratoriale prevede attività nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria, nella scuola di secondaria di primo grado e nella scuola secondaria di secondo grado. Il criterio di flessibilità contraddistingue l’applicazione non rigida ma modificabile a seconda del contesto scolastico, l’età e soprattutto tenendo conto del bisogno educativo o rieducativo di ogni singolo alunno.
Nel mondo della scuola i piccoli partecipanti sono incoraggiati a esplorare strumenti a percussione di grosse dimensioni (djembé, tamburi, piatti oscillanti) per favorire la capacità di esplorazione sonora attraverso la motricità grosso-motoria, per poi passare all’utilizzo di uno strumentario musicale sempre più adatto alle esigenze cliniche e didattiche di ciascun bambino.
Fondamentale la presenza del piccolo o grande gruppo intorno al proprio compagno, poiché la voglia di condividere le stesse emozione nel “fare” Musica crea una dimensione sonoro-musicale a misura dei bisogni specifici.
Anche in casi di particolare gravità, come il disturbo pervasivo dello sviluppo, l’ADHD, e le pluriminorazioni, i bambini diversabili sono sostenuti dai compagni di sezione o di classe in grado di facilitarli nello svolgimento delle attività musicali: suonare, cantare, muoversi, sentirsi se stessi con la Musica, esplorare a turno o simultaneamente i diversi strumenti.
Al termine del percorso laboratoriale (annuale), gli alunni concludono le attività con una LEZIONE APERTA ai genitori e al personale della scuola. I genitori possono così osservare con occhi diversi le capacità del figlio “vero” e non “immaginario”.
Educazione e musicoterapia seguono un percorso comune rispettando i tempi e le qualità relazionali dell’alunno. Il musicoterapista e l’insegnante utilizzano le rispettive competenze per arricchire il percorso formativo di ciascun bambino, offrendo nuove strategie inclusive basate sulle capacità relazionali, emotive ed espressive del piccolo o grande compagno di viaggio.

Bibliografia

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