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Mediazione di divorzio: l’impatto della mediazione sul benessere psicologico dei bambini e dei genitori
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Mediazione di divorzio: l’impatto della mediazione sul benessere psicologico dei bambini e dei genitori

L’aumento progressivo delle separazioni e dei divorzi costituisce un tratto importante dei mutamenti dei modelli familiari nel nostro Paese. Tale evento comporta numerosi ed importanti cambiamenti sia nella vita dei figli che degli adulti, con la necessità di nuovi adattamenti.

Quando i genitori si separano, magari dopo anni di vita coniugale, a farne le spese sono spesso i figli, che vivendo i meccanismi legati al conflitto, a volte si colpevolizzano, altre ancora vengono contesi e “giocati” come merce di scambio e di rivendicazioni tra i due ex coniugi. Infatti, la separazione è considerata uno tra gli eventi di vita più stressanti per tutti i membri che compongono una famiglia poiché, oltre alle difficoltà conflittuali ed economiche, emerge la necessità di riorganizzare le relazioni familiari, pertanto di elaborare ed affrontare i diversi vissuti emotivi che tale evento scatena. Genitori e figli affrontano questa esperienza con emozioni e bisogni diversi. I genitori, soprattutto durante il primo periodo della separazione, manifestano una certa difficoltà a cogliere il dolore, le preoccupazioni ed i bisogni dei figli, perché sono concentrati sul loro malessere e sul cambiamento che tale evento porta all’interno del sistema famiglia.

L’esposizione al conflitto tra i genitori prima, durante e dopo la separazione, nonché il benessere psicologico del genitore affidatario sono le due variabili psicologiche legate all’adattamento psico-comportamentale dei bambini. Infatti è noto che, bambini figli di genitori divorziati, esposti ad un ambiente familiare caratterizzato da alta conflittualità, presentano disturbi comportamentali- emotivi che spesso si manifestano con atti di aggressività, problemi relazionali di vario genere, ansia, depressione, disturbi di salute ecc….

 

Abstract: Il presente studio ha esaminato i livelli di distress psicologico nei bambini di età compresa tra i 4 e 16 anni e nei loro genitori prima e dopo un mese di mediazione in seguito a conflitti relativi alla separazione. A differenza di ricerche precedenti, in questo studio sono stati impiegati gli esiti sia della relazione genitori-figli che i risultati ottenuti dai bambini. Una piccola, ma significativa minoranza di bambini che hanno vissuto la separazione dei genitori presentano difficoltà psicologiche, sociali e scolastiche i cui effetti possono persistere nell’età adulta. L’esposizione al conflitto diventa particolarmente problematico per i bambini i cui genitori pensano di risolvere i conflitti attraverso aggressioni fisiche o verbali. I genitori, spesso, durante il corso del primo anno di separazione, che mostrano sintomi indicativi di un disagio psicologico,  presentano anche delle difficoltà più o meno temporanee nella loro funzione genitoriale e tendono ad utilizzare maggiormente un sistema educativo incoerente e improntato alla punizione.

Metodo: Il campione d’indagine, composto da 20 famiglie con bambini di età compresa dai 4 ai 16 anni, è stato reclutato nei centri di mediazione in Inghilterra. In particolare, 9 dei 28 centri di mediazione familiare contattati, hanno partecipato alla ricerca. In 13 casi i bambini vivevano con le loro madri, in uno con il padre e solo in 6 famiglie la residenza è stata condivisa.

Strumenti e procedura: Ai genitori sono stati forniti dei questionari self-report ed inoltre essi hanno partecipato a sessioni di mediazione familiare (minimo 1 max 4), ciascuna della durata compresa tra 1 e 2 ore e presieduta da uno o più mediatori. I questionari di follow-up invece sono stati inviati ai genitori e ai figli dopo circa 4 settimane dalla fine della mediazione. All’inizio e alla fine della mediazione i genitori hanno compilato il General Health Questionnaire 28, i bambini compresi tra i 4- 16 anni il Child Behavior Checklist e i bambini di età tra 8-16 il Family Environment Scale d Form R che valuta la percezione soggettiva dell’ambiente familiare prima della separazione.

Conclusioni: I risultati emersi dai questionari mettono in luce che le bambine di età compresa tra i 4 e 11 anni ed i bambini compresi tra i 12 e 16 anni che vivono un conflitto familiare, presentano difficoltà maggiori rispetto ai coetanei della popolazione generale. In relazione all’associazioni tra caratteristiche familiari pre-divorzio e benessere psicologico dei membri della famiglia è emerso, all’inizio della mediazione, un miglioramento sulla scala che misura il livello d’ansia e il grado di controllo nel sistema familiare durante la pre-separazione (imposizione di regole e metodi di gestione della vita familiare). Come descritto più specificamente nell’area relativa ai campioni partecipanti all’indagine, la maggior parte dei padri erano genitori non residenziali e spesso essi cercavano l’intervento di un mediatore per ripristinare o aumentare la frequenza dei contatti con i propri figli. Questa mancanza di contatto e la loro ridotta influenza nelle decisioni che riguardano i figli, potrebbe essere associata al grado di disagio e di distress presente nei padri. Si nota poi la presenza di un’associazione tra i resoconti delle madri sui problemi di esternazione dei figli e i resoconti dei bambini sui loro problemi interpersonali.  A seguito di una mediazione, i genitori hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa dei livelli di ansia, insonnia, disfunzione sociale e generale percezione di disagio. Infine, i risultati dimostrano delle riduzioni statisticamente significative nei resoconti dei bambini circa il loro stato di depressione. Si presume che, questi benefici riportati siano dovuti alla risoluzione dei conflitti dei genitori o al miglioramento del loro benessere, o alla combinazione di queste due variabili. I genitori, tuttavia, non riconoscono il cambiamento nei livelli di benessere dei loro figli. Questo dato ci suggerisce che i genitori temporaneamente sono meno sensibili al comportamento dei figli e contemporaneamente quest’ultimi tendono a nascondere i loro sentimenti.

Discussioni: Il ruolo nocivo della conflittualità tra i genitori sui figli si può spiegare con il fatto che il conflitto prolungato tra i partner crea un clima familiare più teso, e i due genitori, occupati a litigare, sono meno disponibili con i figli. Questi ultimi per catturare la loro attenzione spesso si comportano “male” ed esasperano alcuni normali segnali di ricerca di attenzione, perpetuando così un circolo negativo di rapporti. Oltre a ciò, altri due fattori sono molto importanti:

  • il conflitto genera tensione emotiva e dolore, ed i bambini per crescere sani hanno bisogno di ambienti sereni ed armonici;
  • l’esempio di due genitori in lite, soprattutto se in modo prolungato ed acceso, porta il figlio a ritenere che quella sia la normalità dei rapporti tra coniugi, e tenderà quindi drammaticamente a riprodurre con la propria compagna/compagno le medesime modalità relazionali (questo fenomeno è chiamato dagli psicologi la “trasmissione intergenerazionale del disagio familiare”).

Nel momento in cui si inizia a negoziare emergono realtà ben tangibili che hanno l’obiettivo specifico di riportare il giusto equilibrio tra il ruolo coniugale e quello genitoriale. E’ possibile affermare che il processo di negoziazione non mira solo alla ricerca di un accordo, ma riguarda più una modifica della dimensione del ruolo genitoriale  (il cosiddetto noi) che sopravvive alla separazione ridefinendo la propria individualità. Infatti è limitante pensare che i genitori vadano in mediazione esclusivamente per il bene dei propri figli! Chi si separa non può dimenticarsi che finito il legame coniugale resta sempre attivo quello genitoriale. Entrambi i genitori, infatti devono prendersi cura dei figli e insieme portarli all’autonomia necessaria per vivere serenamente, se questo non avviene i figli possono trovarsi in condizioni di disagio: spesso tentano di inviare delle richieste di aiuto nei modi che conoscono e hanno appreso (abbassamento del rendimento scolastico, difficoltà relazionali e/o di apprendimento, comportamenti inadeguati o estremamente oppositivi, vere e proprie regressioni a stadi infantili) A questo proposito anche l’icd-10 dell’OMS considera in asse V alcuni eventi connessi con un cattivo funzionamento della famiglia come fattori di rischio psicosociale per il benessere del soggetto classificandoli in:

  • Difficoltà di comunicazione intrafamiliare;
  • Anomale circostanze di accudimento;
  • Perdita di relazione affettiva;
  • Modalità alterata di relazione familiare.

In definitiva, lo studio ha messo in luce la necessità  di dover affrontare in futuro delle questioni centrali relative alla mediazione familiare quali: l’impatto positivo sull’adattamento psicologico dei bambini e dei genitori alla separazione, quali sono i fattori che operano a favore di un cambiamento positivo e quali tipologie di famiglie possono ottenere risultati dalla mediazione. Concludendo possiamo definire che le capacità genitoriali dovrebbero “r-esistere” anche in seguito ad una separazione, capacità che riguardano il garantire ai propri figli un ambiente sereno che sia in grado di rispondere, evidenziare e riconoscere i bisogni del minore. Nelle separazioni la coppia viene meno e si disgrega, ma la genitorialità e le sue funzioni dovrebbero continuare ad esistere nell’interesse del figlio. La comunicazione, la negoziazione e la mediazione diventano aspetti centrali nel processo di separazione e divorzio. Costruire dei ponti relazionali nelle famiglie separate diventa importante ed è reso possibile dalla creazione di uno spazio di comprensione reciproca.   

 

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