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Lo sviluppo della manualità
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / lo sviluppo della manualita

Manualità significa abilità nell’usare le mani: una capacità che è importante sviluppare e coltivare in ogni momento della vita, ma soprattutto  nelle diverse fasi della crescita che vanno dai primi mesi di vita all’adolescenza, perché è collegata allo sviluppo di molti altri importanti fattori: sensoriali, motori, emotivi, cognitivi, che di volta in volta e nel susseguirsi dei diversi stadi, vengono chiamati in gioco in maniera diversa.  

I recettori del tatto percepiscono attraverso tutta la pelle ed il tessuto muscolare e sono responsabili di registrare gli stimoli esterni quali la temperatura , la pressione, la vibrazione, il movimento, la posizione delle cose e delle persone nello spazio, il dolore  I segnali che provengono dai recettori tattili convergono nel cervello e vanno a formare  la rappresentazione “mentale” del  proprio corpo, quindi la percezione interna di se stessi. Se questi recettori non sono stimolati sufficientemente, la sensibilità si atrofizza e di conseguenza anche la mappa interna di rappresentazione di se stessi risulta contratta. E’ per questo che la manipolazione del neonato è così importante, perché lo aiuta, oltreché a creare un legame con la madre, a sviluppare la ricettività, le capacità cinestesiche e lo sviluppo dei confini corporei.  La recezione non avviene solo in modo passivo, quando per esempio il bambino viene toccato e massaggiato dalla madre: il tatto, proprio attraverso la mani, è anche un senso attivo che serve a conoscere il mondo e a stabilire delle relazioni significative. Per il bambino piccolo la mani sono un importante strumento di conoscenza e di esplorazione: toccare gli oggetti, i visi, il biberon, il seno sono modalità di apprendimento fondamentale e, parallelamente un mezzo per entrare in comunicazione con l’ambiente, in attesa di imparare a farlo mediante la parola. L’intelligenza senso motoria si struttura prima dell’apparire del linguaggio ed è prelogica. Essa si sviluppa durante il primo anno e mezzo di vita, durante il quale il bambino costruisce le nozioni di oggetto, movimento, causa, tempo.  Verso il terzo /quarto mese di vita il bambino scopre le sue mani, le muove davanti al viso, le segue attentamente, anche perché, oltre ad essere una cosa in movimento, lo fanno interagire con il mondo. Con le mani il bambino tocca ed esplora le cose ma tocca ed esplora anche il suo corpo, il suo viso, afferra gli oggetti e prova sensazioni dalle diverse superfici. Questa per lui è una grandissima novità, quando poi impara ad aprire e chiudere le mani il gioco è ancora più divertente, perché può afferrare tutto quello che gli capita intorno. In questa fase le mani sono anche un surrogato del seno e del succhiotto, il bambino le mette in bocca e le succhia come può. Al terzo mese il bambino impara anche a capire il rapporto di causa ed effetto, nel senso che impara che se allunga una mano e tocca qualcosa questa si muoverà e magari emetterà un suono. Tende a ripetere sempre lo stesso gesto, perché la scoperta gli piace. E’ anche un esercizio per coordinare gli occhi alle mani, cosa che raggiungerà il perfezionamento intorno ai sei mesi.                                                        

Nel periodo senso motorio del primo anno e mezzo lo sviluppo della manualità ha perciò a che fare con la scoperta dell’ambiente esterno, ma anche con la sollecitazione delle strutture neurofisiologiche che permettono lo sviluppo di una rappresentazione di se stessi, di un apprendimento adeguato  e della capacità di entrare in relazione con gli oggetti e con le persone.

Durante tutta l’infanzia il bambino completa la sua maturazione, soprattutto attraverso il gioco. Il gioco permette di esercitare i meccanismi nervosi nelle varie direzioni: movimento, esplorazione, osservazione, immaginazione. Attraverso il gioco il bambino impara ad avere un rapporto con gli oggetti, a toccare, manipolare, strappare, avvolgere. I giochi con l’età diventano sempre più complessi e matura la capacità tipica dell’uomo cioè quella di immaginare. Nei giochi dei bambini è importante che ci siano  aspetti manuali, agonistici, emotivi e di progettazione. Le capacità di manualità e di progettazione che si sviluppano attraverso il gioco saranno importanti anche  nella vita adulta. E’ fondamentale, durante tutta la fase dell’infanzia, che il rapporto manuale con gli oggetti sia orientato alla scoperta di tutte le possibilità che un oggetto offre e coordinato con l’attività mentale dell’immaginazione e della progettazione di qualcosa. D’altro canto lo sviluppo delle facoltà mentali è strettamente legato all’esplorazione manuale. Il bisogno di gioco, come di un’attività che suscita l’interesse , la motivazione e il coinvolgimento di vari aspetti di sé, permane anche nella vita adulta. Il bisogno di relazionarsi agli oggetti non solo per la loro utilità e funzionalità, ma anche per il rapporto creativo che è possibile stabilire con loro, è un bisogno fondamentale anche nell’adulto, che è spesso frustrato e non riconosciuto.

Nel periodo preadolescenziale e adolescenziale si va gradualmente verificando un grande cambiamento fisico, ormonale e del pensiero. Questo cambiamento mette in forte subbuglio l’adolescente che non è più un bambino, non è ancora un adulto, e che ha a che fare con intense correnti ormonali, emotive e cognitive che si muovono dentro di lui. In particolare si passa da un modo di pensare concreto, cioè connesso alla realtà che si sperimenta e  agli oggetti con cui si ha a che fare, ad un modo di pensare astratto, e cioè all’acquisizione della capacità di fare delle ipotesi, delle deduzioni, di ragionare sulle possibilità alternative alla realtà. Questo cambiamento è molto importante, stravolge tutto il modo di percepire la realtà circostante e di considerarla. Contemporaneamente, dal punto di vista emotivo, il passaggio ormonale,   il graduale e complicato distacco dalle figure di riferimento e  la ricerca della propria identità, creano una grande produzione di emozioni molto contrastanti ed intense, che l’adolescente non sa come gestire, canalizzare, esprimere. Spesso si assiste a degli eccessi, o di intellettualizzazione, nel senso che proprio per non affrontare la complessità di tutte queste emozioni, l’adolescente diventa tutto mentale, ascetico, filosofo, o al contrario di manifestazioni emotive estreme spesso di tipo aggressivo. Anche il rapporto con le cose e con gli oggetti si fa estremo, o non gli si dà nessun valore ( pensiamo a come un adolescente lascia la sua stanza o tratta i suoi vestiti) oppure ne ha troppo, per cui le sue cose non devono essere toccate da nessuno. Nell’adolescente dei nostri giorni il rapporto con gli oggetti circostanti passa attraverso la mediazione tecnologica del computer e del cellulare, che rappresentano un buon veicolo per il suo nuovo modo di pensare il mondo e un sistema di comunicazione che spesso lo toglie dall’impaccio della comunicazione diretta. In questa cornice il ruolo della manualità è molto importante, poiché  permette di integrare l’aspetto fisico e concreto con quello dell’ideazione e della progettazione. La manualità può rappresentare per l’adolescente una forma di regolazione tra l’eccesso di astrazione e l’eccesso di investimento emotivo. Può aiutarlo a stabilire un rapporto più equilibrato con l’oggetto e con il suo valore, e di conseguenza anche con i propri processi interni. E’ anche importante poter lavorare per il raggiungimento di un risultato concreto, perché le energie vengono messe al servizio di un obiettivo costruttivo, cosa che permette all’adolescente di acquisire fiducia nelle proprie capacità e dunque di accrescere la propria autostima.

 

Sandra Pierpaoli è psicologa e psicoterapeuta, iscritta all’Albo degli psicologi (n°7991) e all’elenco degli psicoterapeuti della Regione Lazio. Si è  specializzata in Analisi Bioenergetica, presso l’Istituto “W. Reich” di Roma ed è in supervisione presso l’I.I.F.A.B.. Ha approfondito la ricerca sull’espressione attraverso il movimento, frequentando il Corso quadriennale in Danzaterapia presso l’Associazione italiana di Danzaterapia di Sacrofano (Roma) e  partecipando a gruppi terapeutici e seminari di formazione professionale in danzaterapia, musicoterapia e movimento-creatività. Dal 1993 esercita come psicoterapeuta presso il suo studio di Roma a  S. Paolo con percorsi individuali di coppia e di gruppo rivolti ad adulti e ad adolescenti, ponendo particolare attenzione alla ricerca dell’integrazione corpo-mente-spirito. Ha collaborato con la ASL RM/C di Roma e  con la Cooperativa A.V.A.S.S.. Lavora con l’Associazione “Il Boschetto di Pan” di cui è co-fondatrice. Svolge attività di formazione presso Istituti olistici di Roma. www.sandrapierpaoli.com ; cell.339/4936633

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