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LA RICERCA DELLA GRAZIA ATTRAVERSO L’APPROCCIO PSICOCORPOREO DELL’ANALISI BIOENERGETICA
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / la ricerca della grazia attraverso lapproccio psicocorporeo dellanalisi bioenergetica

LA RICERCA DELLA GRAZIA ATTRAVERSO L’APPROCCIO PSICOCORPOREO DELL’ANALISI BIOENERGETICA

LA RICERCA DELLA GRAZIA ATTRAVERSO L’APPROCCIO PSICOCORPOREO DELL’ANALISI BIOENERGETICA

  

“Coloro che hanno una fede autentica si distinguono per una qualità che noi tutti conosciamo. Ed è la grazia. Una persona che ha fede è aggraziata nei suoi movimenti perché la sua forza vitale scorre con naturalezza e liberamente attraverso il corpo. È aggraziata nelle maniere, perché non resta appesa al proprio ego o al  proprio intelletto, alla propria posizione o al proprio potere. È un tutt’uno con il corpo e, attraverso il corpo, con la vita intera e con l’universo. Il suo spirito è illuminato e risplende della fiamma intensa della vita che c’è in lei. Ha un posto nel proprio cuore per ogni bambino, poiché questi rappresenta per lei il futuro. Ed ha rispetto per gli anziani perché sono la sorgente della sua esistenza e il fondamento della sua saggezza.”

A. Lowen, La Depressione e il corpo

 

LA RICERCA DELLA GRAZIA

La nostra sfera emotiva è una miniera preziosa colma di ricchezze da cui possiamo attingere il nutrimento che ci permette di amare, di creare, di scambiare, di appassionarci e di muoverci nella vita di volta in volta con coraggio, grinta, determinazione, delicatezza, sensibilità, generosità. Se veniamo privati della nostra possibilità di rispondere, facendoci “toccare” da ciò che accade nel mondo esterno e nelle nostre relazioni, diventiamo aridi e spenti, la nostra vitalità si riduce e con essa la possibilità di esprimere chi siamo nella nostra specificità. Se, al contrario, ci facciamo “toccare troppo”, fino al punto di sentirci travolti, di far entrare nel nostro spazio e nel nostro cuore anche quello che non desideriamo veramente, perdiamo la padronanza di noi stessi, la facoltà di scegliere e di discernere ciò che è buono e ciò che non lo è, e permettiamo alle circostanze di avere il sopravvento.

 

La ricerca della grazia, e cioè di quello stato in cui tutti i livelli, corporeo, emozionale, mentale, psichico, spirituale sono collegati e comunicanti, attraverso una circolazione fluida e flessibile, richiede di avventurarsi nel lavoro con le emozioni, poiché è spesso proprio la sfera emozionale quella più difficile da gestire e da regolare, fonte di malessere e di squilibrio, causa di blocchi e di difficoltà ad evolvere nel proprio cammino. La natura delle emozioni è come quella di un cavallo selvaggio, di un mare in tempesta o di un fiume in piena. Emozionarsi comporta, infatti, un’alterazione delle nostre condizioni psicofisiche con una modificazione che coinvolge temporaneamente il livello somatico, vegetativo e psichico; quando ci emozioniamo abbiamo reazioni fisiologiche che investono la circolazione, la respirazione, la digestione e la secrezione, reazioni motorie attraverso l’attivazione di un’ipertensione muscolare, e reazioni sensorie che possono riguardare anche disturbi nella vista e nell’udito; psicologicamente la capacità di controllo si riduce e con essa la facoltà di ragionamento e di pensiero logico. Quando arriva una forte emozione siamo per un lasso di tempo inondati e “invasi” da qualcosa che non riusciamo a controllare , che quanto più è intenso tanto più sembra travolgerci. Una comune risposta alla natura selvaggia delle emozioni, è quella di esercitare un rigido controllo, che consente di tenere, trattenere, non sentire, avere l’impressione di gestire. Ma è come se in tal modo si opponesse al cavallo imbizzarrito un cavaliere troppo severo che gli impedisce di muoversi, o se si cercasse di fermare il mare o il fiume in piena congelandolo in tante lastre di ghiaccio. Viceversa, se le emozioni occupano uno spazio troppo grande nella vita e nei rapporti interpersonali, e soprattutto se non trovano canali espressivi adeguati, possono diventare tiranni che prendono il comando, rendendo la persona troppo fragile, in balia di reazioni che non sa controllare, con conseguenze spiacevoli in vari campi della sua vita, come il lavoro, il rapporto d’amore, i rapporti di amicizia e non ultimo, la salute.

Alexander Lowen, fondatore dell’Analisi Bioenergetica, parlava del corpo e della mente come del cavallo e del cavaliere che devono trovare tra di loro un equilibrio, affinché né l’uno né l’altro prenda il sopravvento: se prendesse il sopravvento il cavallo, questo, imbizzarrito, potrebbe andare all’impazzata senza nessun controllo; se prendesse il sopravvento il cavaliere la rigidità e il controllo impedirebbero al cavallo movimento, agilità e naturalezza.

COSTRUIRE UN CONTENITORE PER LE EMOZIONI

Come cavallo e cavaliere sono importanti l’uno per l’altro, come è necessario costruire degli argini per un fiume in piena o per un mare in tempesta, così è importante per ogni persona costruire un contenitore sicuro ma flessibile per la propria sfera emotiva, che consenta di accedere, di conoscere, di esprimere e di regolare i propri vissuti emozionali, senza esserne travolti e senza la necessità di reprimerli o negarli.
La costruzione di questo contenitore comporta diversi livelli. Quello indicato da Lowen riguarda il dialogo, l’integrazione e l’armonizzazione tra l’io e il corpo: lavorare su questo livello significa intervenire sui meccanismi di difesa, che, secondo l’Analisi Bioenergetica, sono sia psichici che somatici in modo speculare, ammorbidendo le difese eccessive e rafforzando le carenze, lavorando tanto sulle tensioni muscolari che sulla consapevolezza psichica. Le basi del lavoro corporeo sono rappresentate dal grounding e dalla respirazione.

IL GROUNDINGil concetto di grounding fu introdotto da Lowen per indicare una specifica posizione del corpo che favorisce il radicamento a terra: i piedi sono paralleli, le gambe sono leggermente piegate, il ventre, i genitali, l’ano sono rilassati, il peso, dalle spalle, dalla colonna, dagli occhi e dalla mascella, con l’aiuto del respiro, viene gradualmente scaricato a terra. Questa posizione permette di rafforzare il sostegno delle gambe e di prendere contatto con le sensazioni presenti nel corpo, fino alla percezione di vibrazioni involontarie, man mano che le tensioni muscolari cedono. Il grounding, oltre che una posizione corporea, rappresenta un atteggiamento mentale; l’attenzione si orienta all’ascolto di ciò che c’è: vibrazioni involontarie, punti di blocco, emozioni che emergono, respirazione più o meno libera. È perciò anche uno stato di consapevolezza sulla propria realtà psicofisica e rappresenta la possibilità di far scorrere nel corpo intense ondate di emozione, via via che i punti di blocco presenti nel corpo si sciolgono, attraverso il respiro che diventa più profondo con l’aiuto della voce e il sostegno dei piedi e delle gambe. Rafforzare il grounding è perciò un fondamentale strumento per connettere l’io cosciente alla vita inconscia del corpo e per sperimentare la capacità di sostenere l’emergere di emozioni incontrollate, senza esserne travolti. L’esperienza del grounding permette, infatti, la percezione dei confini corporei e dello spazio personale ed è il punto di partenza per sviluppare l’affermazione e l’espressione di sé.

LA RESPIRAZIONEil petto e il ventre sono le zone del corpo dove maggiormente si concentra la vita emozionale. Sono anche le zone maggiormente connesse alla respirazione: permettere a una maggiore quantità di aria di entrare in queste zone e permettersi di svuotarle completamente, consente un processo di espansione psicocorporea in cui si creano spazi fisici più ampi, in grado di contenere emozioni più intense.

LA RELAZIONEun secondo livello riguarda la costruzione e/o il rafforzamento di un contenitore tutto corporeo, di tipo sensoriale e tonico, che è costituito dallo sguardo, dalle braccia, dal petto, dal contatto dell’altro (il terapeuta, il partner in un’esperienza o in un esercizio) e che funge anche da regolatore omeostatico di sensazioni ed emozioni. È il contenitore che il bambino piccolo dovrebbe trovare nella madre per poi essere gradualmente interiorizzato fino alla costruzione di un sé sicuro e di un’autoregolazione. Spesso le esperienze avute nella fase di questo primo attaccamento non hanno consentito la sperimentazione di un contenitore sufficientemente rassicurante e solido, portando come conseguenza mancanze, squilibri e fragilità. La relazione primaria madre-bambino è infatti quella che consente di creare un legame di attaccamento con funzione organizzatrice e regolatrice di sensazioni ed emozioni. Essa si esplica principalmente attraverso il corpo: il contatto, lo sguardo, l’abbraccio, il contenimento fisico permettono al bambino di sviluppare un involucro-contenitore, che rappresenta la possibilità di provare esperienze intense senza essere sommerso dalle emozioni. Quando il legame di attaccamento non è sicuro, il bambino registra una serie di esperienze angoscianti e destrutturanti che si iscrivono nella sua memoria corporea e che condizioneranno le modalità, i comportamenti, i pensieri, le relazioni di quando sarà adulto. Tornare a fare esperienza, nella terapia, di una relazione d’attaccamento “buona”, attraverso la vicinanza, il contatto fisico e oculare, il contenimento della testa, il tono della voce, permette perciò di costruire il contenitore mancante, in grado di modificare le procedure apprese nella fase preverbale e di conseguenza le modalità fatte proprie dall’adulto. Solo quando si sperimenta la sensazione di un involucro protettivo, prima attraverso la relazione e poi dentro di sé, diventa possibile lasciarsi andare a sentire le emozioni.

LA VERBALIZZAZIONEanche dare un nome a ciò che si prova ed elaborare attraverso le parole ciò che si è sperimentato emozionalmente, rappresenta un importante strumento di riconoscimento, regolazione e canalizzazione del nostro mondo emotivo. Attraverso la verbalizzazione le esperienze prendono forma e nel definirsi appaiono meno gigantesche, meno mostruose, meno bizzarre e soprattutto più gestibili. Riuscire a trovare le parole per dire il non detto e connettere processi corporei, emozionali e cognitivi permette una fondamentale integrazione tra diversi livelli di sé, che rappresenta la base per aprirsi all’esperienza spirituale.

LAVORARE CON IL CONTENUTO DELLE EMOZIONI

Lavorare con le emozioni comporta, contemporaneamente, porre l’attenzione sui contenuti, e cioè sulle emozioni stesse: più il contenitore è sicuro più è possibile lasciare affiorare il terrore, la paura, la rabbia, la tristezza, il dolore, il disgusto, la vergogna, l’invidia, la gelosia…
La maggior parte delle volte ciò che frena l’evoluzione personale è qualche area non risolta, relativa alla sfera emotiva, che trova le proprie origini nell’infanzia. Se non si affrontano le emozioni ormai diventate inconsce e trattenute nel corpo dalle tensioni muscolari, che risalgono a quando eravamo bambini, non è possibile crescere come persone e far crescere i propri rapporti interpersonali. Dietro alle esperienze emotive si nascondono i bisogni negati, non detti, frustrati, le dipendenze affettive, la scarsa autostima, le parti di noi che sono state accettate e quelle che sono state rifiutate, quelle che non sono state sostenute, i diritti non concessi, i divieti subiti, le autorizzazioni mancate, le manipolazioni, le competizioni, la facilità o meno ad affermare e a donare noi stessi. Le emozioni antiche sono territori, spesso sconosciuti e incolti, che è necessario esplorare e attraversare, affinché da pesi, ostacoli, freni, blocchi si trasformino in energia vitale disponibile per rendere migliori noi stessi, le nostre relazioni e la nostra vita.
Ogni emozione, infatti, contiene in sé, insieme a un lato scuro che è quello ferito, un potenziale creativo importante, necessario a nutrire la nostra esistenza. In Bioenergetica il lavoro con i contenuti emozionali può partire dal corpo, attraverso la proposta di specifiche esperienze espressive e/o relazionali, per poi essere rielaborato sul piano verbale, o viceversa può partire da esperienze psichiche per poi trovare corrispondenza al livello corporeo. L’essenziale è il rispetto dell’unicità del percorso di ognuno, con i suoi ritmi e con le sue modalità. Ogni viaggio porta tuttavia a riconnettere il bambino all’adulto, il corpo alla mente, l’emozione alla padronanza di sé.

 

Sandra Pierpaoli è psicologa e psicoterapeuta, iscritta all’Albo degli psicologi della Regione Lazio. È specializzata in Analisi Bioenergetica e svolge attività psicoterapeutica con adulti, coppie, adolescenti, gruppi.

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, Milano, 1989
  • Lowen, La Depressione e il corpo, Astrolabio, Roma, 1980
  • Lowen, Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica, Astrolabio, Roma 1979
  • K. Dychtwald, Psicosoma, Astrolabio, Roma 1978
  • G. Tonella, “Il Sé, una continuità psicocorporea, Memoria procedurale e terapia psicocorporea”, in Corpo Narrante, Rivista online dell’I.I.F.A.B.., n°1, deicembre 2009

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