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Il suono tra arte e terapia
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / il suono tra arte e terapia

La possibilità di offrire adeguati servizi socio-riabilitativi in favore di una utenza differenziata per età e situazione psico-patologica, ha spinto gli autori, musicisti e musicoterapisti del Centro Studi “Il Manifesto Musicale” di Triggiano (BA) ad attivare un programma abilitativo o   riabilitativo  attraverso la Musica. Il tutto attraverso un efficace protocollo di lavoro redatto in cooperazione con diversi enti pubblici e privati quali centri di riabilitazione, Servizi di igiene mentale, enti ospedalieri, A.N.F.F.A.S., scuole statali di ogni ordine e grado.

Un accenno particolare è opportuno rivolgere al lavoro di ricerca e sperimentazione svolto negli scorsi anni presso il reparto di Neurologia dell’Ospedale Regionale Pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari con la supervisione della Dott.ssa Silvana Bitetto, dirigente responsabile psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza per quanto concerne il binomio Musica-autismo. L’attivazione dei Laboratori di Musicoterapia prevede l’utilizzo dell’evento sonoro e l’uso controllato della Musica per fini rieducativi e riabilitativi onde favorire lo sviluppo globale e il processo di integrazione della persona in difficoltà. Ogni condizione patologica, dalla ipoacusia neurosensoriale bilaterale alla cecità, dal disturbo generalizzato di sviluppo  alla sindrome di Rett, così come la  sindrome autistica o la sindrome di Down, influenza la qualità di vita i bambini fin dalla nascita o nei primi anni di vita, privandoli della capacità di stabilire delle adeguate forme di adattamento e di comunicazione (Baron-Cohen, Balton 1992). Pur nella loro diversità, questi bambini sono accumunati da una caratteristica comune che si evidenzia  nella straordinaria reattività al mondo dei suoni, una reazione legata alle personali potenzialità e al quadro psicopatologico del bambino stesso.
E’ quindi doveroso ricordare che ogni essere umano possiede una particolare sensibilità sonoro-musicale fin dal concepimento, una sensibilità che nasce e si modella in funzione dell’habitat culturale in cui si vive e migliora ulteriormente se educata in maniera costante e creativa.
La “musicalità” dell’individuo, riconoscibile nel ritmo respiratorio, nel battito cardiaco, nella gestualità e nella voce cantata,  nasce come il risultato dell’esperienza umana legata ai fattori esterni quali i bisogni primari di esplorare, conoscere, socializzare e quindi comunicare. La letteratura ci insegna che le capacità musicali dell’essere umano possono essere preservate anche in caso di anomalie e lesioni celebrali e, per quanto concerne    l’esperienza della Musica nel settore della riabilitazione, i primi risultati attendibili sotto il profilo clinico, si sono riscontrati nei casi di paralisi celebrali infantili e precisi effetti della terapia del suono si sono verificati nei casi di afasia sia nei bambini che negli adulti (Baron-Cohen, Balton 1992).  Negli ultimi decenni, anche la sindrome  autistica (DSM IV), massima espressione del disturbo della comunicazione, diviene suscettibile di un intervento riabilitativo e in esso viene sempre più integrato l’utilizzo di materiale sonoro.. Secondo questa concezione, l’idea della riabilitazione e della terapia si legano alla plasticità del cervello che si sviluppa se adeguatamente sollecitato da stimoli sensoriali (inclusi quelli musicali). Si mira a migliorare la qualità dell’apprendimento inteso come un processo attraverso il quale, come conseguenza della pratica e dell’esperienza, si modifica il comportamento. La Musicoterapia si integra in un progetto psico-educativo globale dove le funzioni comportamentali e cognitive sono deteriorate (Crystal ET.AL. 1989, Dalessio 1984, Swartz ET.AL. 1989). Nel campo dell’autismo, la modalità esecutiva non è un percorso facile e scontato  poiché l’eziologia di tale patologia non è ben definita e la stessa definizione dell’autismo è spesso oggetto di equivoci culturali.
La presa in carico di un soggetto affetto da autismo infantile prevede un protocollo di intervento che:

  • stabilisca un percorso musicale operativo;
  • consideri la Musica come elemento cardine del percorso riabilitativo;
  • determini e garantisca al paziente il raggiungimento  di obiettivi a breve e lunga scadenza;
  • valuti il raggiungimento dei risultati.

Nella terapia musicale il protocollo di lavoro che i musicoterapisti propongono viene pianificato in accordo con le varie equipe medico-sanitaria di appartenenza. Per un corretto programma di lavoro, i musicoterapisti vengono informati sulle linee di condotta e le procedure; gli obiettivi a breve e a lungo termine della musicoterapia devono quindi necessariamente concordare con i fini di trattamento delle altre discipline. L’approccio al soggetto autistico si caratterizza per il ruolo predominante assunto in tale contesto dalla Musica, la quale, grazie al processo di risonanza corporea, scavalca inizialmente il processo cognitivo al fine di stabilire un processo empatico tra il paziente e l’operatore. Per un bambino affetto da disfunzioni neurosensoriali, la pratica musicoterapica diviene un mondo di esperienza in cui poter usare le personali modalità di espressione e comunicazione.L’intesità, il timbro, l’altezza, la durata, il ritmo, la melodia e l’armonia  caratterizzano il suono e la Musica nei suoi differenti generi e stili e, se opportunatamente organizzati, risultano essere fonte di valorizzazione del bambino considerato nella sua globalità  costituita non solo da parti “malate” ma anche da parti “sane”.
Il musicoterapista suona osservando le reazioni “aritmicamente disorganizzate” del bambino, non dimenticando le condizioni esogene ed endogene che incidono sullo sviluppo psicofisico del paziente, infine personalizzando il progetto terapeutico attraverso la scelta delle strategie e degli strumenti da utilizzare.
La prima fase di accoglienza e di accettezione è data dall’osservazione-ascolto e dalla conoscenza delle condotte, degli interessi, delle necessità e delle preferenze del bambino.
La Musica nasce e prende forma nell’attimo stesso in cui avviene l’ incontro bambino-musicoterapista. Attraverso la tastiera di un pianoforte, con strumenti ritmici e melodici,con la voce e con il movimento espressivo del corpo, il musicoterapista rispecchia i movimenti, le capacità fonetiche o il semplice respiro del bambino artistico, al fine di stabilire l’avvio o il ripristino della comunicazione non verbale. Il rispecchiamento sonoro-musicale  risulta un primo momento di conoscenza e di accettazione da parte del musicoterapista nei confronti del bambino. Nella pratica musicoterapica l’arte dell’improvvisazione musicale in senso clinico si modifica in rapporto alle risposte più o meno adeguate del bambino,  evidenziando così, la necessità di un atteggiamento flessibile del musicoterapista per favorire la creatività del bambino, intesa come potenziale educativo, e il suo bisogno di esplorare.
Fine primario dell’operatore non è quello di interpretare la capacità “artistica” del bambino, piuttosto sostenerlo ed aiutarlo ad esprimersi mediante la Musica. In questo caso la musica diviene “atto comunicativo”. Le cellule ritmiche e melodiche proposte dal musicoterapista facilitano una relazione positiva quando, mediante il fenomeno della risonanza e attraverso l’improvvisazione musicale “in senso clinico”, incoraggiano e facilitano la partecipazione attiva del paziente (Boxill E. H. 1991). La fase successiva all’avvio della comunicazione, richiede la strutturazione del percorso musicoterapico: il musicoterapista diviene “facilitatore” e “conduttore” delle strategie musicali e il paziente impara a rispettare le regole dettate dal gioco musicale. In questa maniera egli raggiunge una adeguata concentrazione, riduce le risposte caotiche e disorganizzate e ottiene un maggiore controllo del proprio corpo. Attraverso la partecipazione attiva alla pratica musicale strutturata su modelli cognitivi e comportamentali, il team del Centro Studi “Il Manifesto Musicale” si propone di:

  • migliorare la comunicazione fatta prima di suoni e dopo di parole;
  • migliorare la capacità e la qualità di ascolto;
  • favorire e stimolare il contatto fisico e oculare;
  • acquisire la conoscenza dello schema corporeo e migliorare il coordinamento oculo-manuale;
  • ridurre le stereotipie,
  • migliorare la memoria uditiva e visiva,
  • favorire l’autonomia.

Le sedute di musicoterapia vede coinvolti i genitori: la loro partecipazione, le loro voci e la loro unicità nel rapporto con il bambino “eccezionale” (Nordoff-Robbins) durante l’attività musicale diviene un sostegno sia per lo musicoterapista, sia per il bambino. Inoltre il gioco musicale consente loro di conoscere un aspetto del proprio figlio, inteso come “spartito musicale” ricco di pregevoli spunti da coltivare in un difficile percorso di crescita.
(Articolo pubblicato negli atti del Convegno del 1° Convegno di Musicoterapia “Filippo Smaldone” 27 – 28 Ottobre 2001 Bari: “MUSICOTERAPIA IN PUGLIA: PERCORSI ED ESPERIENZE” –  Musicoterapia e neuropsichiatria infantile. Sez. Autismo).

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