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Il mondo dei genitori
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / il mondo dei genitori 2

I genitori come “base sicura”
La genitorialità rappresenta un aspetto rilevante della vita dell’individuo, un elemento importante della propria identità personale. Lasciando per un attimo da parte le differenze individuali, vorrei fare alcune considerazioni generali sull’essere genitori, focalizzando l’attenzione su quegli aspetti che gli individui genitori hanno in comune, e che sono all’origine di una sensibilità particolare che raggiunge forse il suo apice in concomitanza con l’adolescenza dei figli.

Attualmente il ruolo di genitore, visto alla luce delle più recenti ricerche sull’attaccamento e dei frequenti e veloci cambiamenti sociali, si configura meglio come “base sicura” piuttosto che come educatore che favorisce l’interiorizzazione delle regole, dei valori e dei principi del contesto sociale di appartenenza e questo cambia sensibilmente l’atteggiamento dei genitori di oggi nei confronti dei propri figli, rispetto a genitori di generazioni passate. L’estrema mutevolezza del contesto e delle regole sociali costringono l’individuo adolescente di oggi a non poter più seguire semplicemente l’esempio dei genitori, ma a dover sperimentare di continuo  in prima persona quali sono i comportamenti che meglio risolvono le problematiche che dovrà via via affrontare. L’individuo adolescente di oggi trova da solo il suo modo, ed è più utile per lui sapere di poter contare sul sostegno dei genitori in caso di difficoltà, piuttosto che fare riferimento a modelli comportamentali precostituiti.

Un’identità inventata
Gli attuali genitori, si trovano a vivere esperienze nuove rispetto al passato, cominciando dal fatto che si trovano più facilmente soli ad affrontare la responsabilità della crescita dei figli. I disagi personali vissuti durante la propria crescita, le maggiori conoscenze della materia, i veloci cambiamenti sociali li hanno persuasi della impraticabilità per i loro figli ,dei valori che hanno vissuto su se stessi, della impossibilità di riproporre i modelli genitoriali che hanno vissuti loro stessi nella famiglia di origine. Soprattutto la complessità dell’esistenza nella società in cui apparteniamo rende necessaria una notevole flessibilità e interscambiabilità di ruoli all’interno della famiglia: i padri, tendono oggi a lasciare spazio in alcune delle aree che erano di loro esclusiva competenza, dedicandosi a quelle funzioni affettive che in passato erano delegate quasi totalmente alla figura materna. Le madri rinunciando in parte all’esclusività del rapporto con i figli hanno maggiori possibilità di realizzazione personale all’esterno della famiglia. Questo non senza difficoltà da parte di entrambe le figure. I nuovi ruoli che si definiscono all’interno della famiglia non implicano semplicemente che i genitori fanno cose diverse da prima, ma anche che gli attuali ruoli non sono sostenuti da modelli di riferimento con cui identificarsi come invece avveniva in passato. I genitori di oggi risolvono il loro compito provando e riprovando, andando per tentativi ed errori . I modelli dei propri genitori sono considerati ormai inadeguati. Questo non avere punti di riferimento può avere riflessi negativi sul piano dell’identità genitoriale che ne risulta più incerta. Un’identità genitoriale incerta è certamente più fragile e vulnerabile e meno propensa a confrontarsi  con il mondo esterno, che può anche essere vissuto come pericoloso.

Genitori e insegnanti
I genitori attuali possono entrare in relazione con il mondo esterno con un’ombra di diffidenza dovuta a quella paura di essere definiti, criticati e disconfermati che un’identità  (genitoriale) vaga sempre comporta. Quest’ombra di diffidenza può entrare anche nella scuola e condizionare i rapporti tra genitori e insegnanti e può essere superata solo se e quando il genitore sente che il suo operato di genitore non sarà giudicato. Il giudizio di un insegnante può essere all’origine di penose oscillazioni sul piano dell’identità genitoriale, probabilmente per questo a volte gli insegnanti vengono screditati e di fronte ad un loro giudizio critico il genitore tende a schierarsi dalla parte del figlio proteggendolo, proteggendo in fondo anche se stesso. Anche  individui che godono di sicurezza in altre aree personali, per esempio nell’area professionale, tendono a rifiutare il giudizio perché magari interpretato e vissuto più su un piano personale che non semplicemente riferito all’andamento della vita scolastica del figlio. Il colloquio con un insegnante è un momento importante e delicato in cui il genitore può sentire in ballo l’adeguatezza o inadeguatezza del suo fare il padre o la madre. In generale il modo di essere dei figli può rappresentare una specie di esame per i genitori, l’esame del progetto affettivo/educativo portato avanti con loro fino a quel momento, in ultima analisi la prova dell’adeguatezza/inadeguatezza della loro funzione genitoriale. Evidentemente questo è più vero durante l’adolescenza dei figli e ancora di più per quella che si vive a scuola.

I sentimenti  verso i figli
Un’identità genitoriale fragile è anche più sensibile agli allontanamenti, fisici e ideologici che l’adolescenza impone. Il genitore spesso non si sa spiegare questi allontanamente o ricorre a spiegazioni che mettono in dubbio le sue competenze: il distacco adolescenziale del figlio equivale allora ad un venir meno del proprio senso di capacità genitoriale. Questo perché i figli sono una parte di sè, della propria identità. Per loro e con loro si provano emozioni forti, belle e brutte. I figli possono essere fonte di orgoglio ma possono anche far emergere sentimenti di inadeguatezza e incapacità mai focalizzati prima, che si attivano ai primi segnali di allontanamento.
Anche per questo i genitori di adolescenti provano emozioni ambivalenti: sono orgogliosi delle conquiste e dell’indipendenza dei figli e nello stesso tempo soffrono perché sanno che non potranno più proteggerli, che non saranno più il centro del loro universo, che cominceranno a sentirsi esclusi dalla loro vita. Sono incerti e preoccupati per gli esiti che la riorganizzazione adolescenziale porterà nella vita di tutti i familiari. Si sentono spaesati perché l’autonomia del giovane lascia vuoto lo spazio che prima era dedicato alla sua crescita, e su cui hanno sempre investito molto.
 

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