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Gruppi di auto mutuo aiuto con genitori di ragazzi portatori di disagio psico-fisico
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Gruppi di auto mutuo aiuto con genitori di ragazzi portatori di disagio psico-fisico

Dal 2001 al 2006, ho coordinato un gruppo di auto-mutuo-aiuto per genitori di ragazzi con problemi di handicap fisico o psichico presenti nel territorio del comprensorio: narnese-amerino (provincia di Terni), alcuni dei quali facenti parte del centro diurno Il Faro (a Narni), il gruppo era ed è, composto da sei coppie di genitori.

 

Ad oggi, il gruppo, prosegue il suo cammino nella più completa autonomia, come previsto dalla finalità dell’ “auto-mutuo”, dove per un periodo, è presente la coordinazione di un esperto, per poi proseguire in autonomia e, in questo ogni gruppo ha i suoi tempi.

Andare avanti per confrontarsi su tematiche comuni e ritenute significative dal gruppo, esternando e condividendo emozioni che, diventano anche, emozioni del gruppo stesso.

 

Racconto di un’esperienza

“Un giorno un bambino aveva un problema e chiese aiuto alla  mamma, ma questa era distolta dai suoi problemi, dai suoi pensieri  e non si accorse che il bambino la stava cercando.

Il giorno dopo, il disaggio del bambino era ancora presente e, di corsa, si avvicinò alla mamma per sentirsi protetto, ma le condizioni della donna, non consentirono al piccolo di esprimersi.

Passò il tempo e nel bambino aumentava il suo disaggio che era quello di non sentirsi capito dalla mamma.

Un bel giorno e bello si fa per dire, il bambino venne messo in un Istituto, le condizioni familiari, favorirono questo evento. In istituto, il bambino soffriva perché le mancava la mamma, cosi, per sentirla sempre vicina, lottò con tutte le sue forze contro la tentazione di urlare al mondo che li soffriva. Neanche pianse Mimmi, a trattenere il dolore lo aveva imparato da sua madre.

Non chiedere dunque, fa parte di un insegnamento che ha dato i suoi frutti: imparare a difendersi, e anche questo Mimmi, lo ha appreso dal rapporto con sua madre, alla quale, se chiedeva conforto non lo otteneva in cambio, in quanto lei, non aveva gli strumenti per offrigliene.”

Questo elaborammo in  un incontro con un gruppo di auto-mutuo-aiuto per genitori di ragazzi con difficoltà fisiche o psichiche, al riguardo del signor Pettinelli. Il gruppo, composto da sei coppie genitoriali, aveva alle spalle tre anni di storia. Quando finii di leggere il foglio dove avevo riportato tali riflessioni sul caso (a turno si lavorò per un periodo nello specifico su una singola famiglia), il signor Pettinelli, assunse un atteggiamento regressivo, prendendo tra le sue braccia la propria giacca, prima appoggiata su una sedia e la stringeva forte a se.

Suo figlio, un bambino con diagnosi di ipercinesi, lo portarono in una clinica di cura quando aveva soli 5 anni, in quanto, la madre che soffriva di una forma grave di depressione non riusciva ad occuparsi di lui. Ora Mimmi ha 12 anni e si trova ancora in quella clinica, suo padre (sempre presente e per di più da solo ai gruppi di AMA), vive tra il senso di colpa e l’impotenza.

La disposizione circolare delle sede nella stanza dove svolgiamo il gruppo, è rappresentativa di un invito a guardarsi reciprocamente negli occhi ed imparare dunque ad esternare. La vera risorsa del gruppo di auto mutuo aiuto, è quella  di accogliere i singoli membri, facendoli sentire autorizzati a chiedere, ma anche lasciare spazio agli altri, andandogli incontro senza paura di fargli del male.

E’ tendenza naturale di ogni gruppo, proteggere il singolo membro che sta affondando un momento più difficile degli altri o più difficile rispetto al proprio passato. Quando un singolo ad esempio prova difficoltà a parlare di se, gli altri lo proteggono  parlando al suo posto, quasi volersi sostituire a lui.

Il gruppo di AMA è come una squadra, non può non allenarsi e, nell’allenamento, l’allenatore, ha il compito di lavorare con e su tutti i componenti, mettendo su ciascuno, in evidenza le proprie risorse e capacità a vivere ed affrontare il proprio ruolo genitoriale, più complesso e delicato di altri genitori, quando i figli sono portatori di handicap.

Un aspetto che è stato frequentemente trattato, è quello relativo alla preoccupazione e alla paura del “dopo”, quando cioè i loro figli possono rimanere da soli a seguito della morte dei genitori. Chi si occupa di loro, chi gli da quell’affetto che loro non hanno mai fatto mancare? Con questi e molti altri interrogativi, il gruppo continua ad incontrarsi, ormai da quasi 6 anni in forma autonoma, solo una volta l’anno, facciamo un incontro insieme a me!

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