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Dove c’è famiglia c’è casa
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / dove ce famiglia ce casa

Un semplice modo per conoscere meglio le relazioni adulto-bambino. Questo test permette di cogliere alcuni aspetti importanti per la crescita di un bambino. Disegnando la propria famiglia emergono sentimenti e situazioni non sempre esplicite o percepite dall’adulto (timori, incertezze, paura di crescere ma anche gioie, amore per la vita ecc…) ISTRUZIONI: si chiede al bambino di disegnare su un foglio la propria famiglia.

Mentre il bambino disegna il genitore/educatore farà attenzione ai seguenti aspetti: la collocazione dei personaggi sul foglio, il primo e l’ultimo personaggio disegnato, la vicinanza tra i personaggi, le cancellature, l’omissione o l’aggiunta di qualche persona, l’espressione del volto dei personaggi, le posizioni delle braccia, delle mani e delle gambe.

INTERPRETAZIONE
Va premesso che questo non è un test diagnostico, permette piuttosto di fare ipotesi e promuove un approfondimento delle relazioni famigliari. Per andare a fondo di eventuali problematiche è necessaria la figura qualificata dello psicologo. Personaggio al primo posto: generalmente rappresenta colui verso il quale il bambino prova più ammirazione e cerca di prendere come modello. Se stesso al primo posto: potrebbe esserci un egocentrismo non del tutto superato ed un legame ancora molto forte con la famiglia dalla quale chiede attenzione ed affetto ma si potrebbe trattare anche di un bimbo con buona autostima. Se stesso all’ultimo posto: il bambino potrebbe avere scarsa fiducia nelle proprie capacità. Ha bisogno di essere lodato e rassicurato. Esclusione di membri famigliari: potrebbe indicare una sorta di rifiuto di quella persona, magari per gelosia o timore che questo individuo (es. fratello o sorella) possa privarlo dell’affetto dei genitori. Aggiunta di personaggi: potrebbe simbolizzare un senso di momentanea solitudine, una carenza di affetto e di attenzioni che il bambino cerca di compensare con personaggi aggiuntivi. Dimensione ridotta di un personaggio: il bambino sminuirebbe quella persona forse perché la sente come un potenziale rivale. Collocazione in disparte di un personaggio: indicherebbe il mancato inserimento di questo soggetto nella famiglia o la difficoltà del bambino a creare una relazione forte con lui. Cancellazione di un personaggio: potrebbe esserci un senso di insofferenza del bambino verso se stesso o verso un membro della famiglia (non necessariamente quello cancellato). L’insofferenza potrebbe essere repressa per paura del giudizio altrui. Un personaggio di più grandi dimensioni: potrebbe essere la persona percepita dal bambino come dominante verso la quale mostrerebbe ammirazione oppure inibizione. Omissione di braccia e/o gambe: rappresenterebbe la “punizione” che il bambino infligge a chi percepisce come minaccioso. Esclusione di sé: il bambino potrebbe sentirsi escluso, poco importante nel contesto famigliare e con poca fiducia nelle proprie abilità. Se stesso in un sesso diverso: di solito in età puberale potrebbe essere indice di una non completa accettazione/comprensione del proprio corpo o genere sessuale. Membri famigliari in luoghi e occupazioni diversi: il bambino potrebbe percepire una scarsa coesione famigliare e una inadeguata comunicazione. Se viene disegnata la casa essa simboleggia il senso/bisogno di famiglia. Famiglia disegnata in cornice: il bambino potrebbe risentire di una educazione rigida dove molto è basato sull’ordine, sul controllo, sui doveri ecc…Fermo rifiuto di disegnare la famiglia: manifesterebbe una scarsa partecipazione del bambino alla vita di famiglia o uno scarso dialogo tra i membri. Se il bambino disegna la famiglia utilizzando animali o altri simboli al posto delle persone si potrebbe ipotizzare un disagio famigliare che il bambino cerca di mascherare per non sentirne troppo il dolore.
 

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