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Attenti alle caste e a chi parla impropriamente di “Terapie”
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Attenti alle caste e a chi parla impropriamente di “Terapie”

Nota del Presidente di ArteDo – Polo Mediterraneo delle Arti Terapie e delle discipline Olistiche – in risposta all’articolo “Terapie Espressive: attenzione alle catene di scuole di formazione in franchising”, apparso sul sito del CSV di Catanzaro Venerdì 8 giugno 2012.
Scrivo per commentare l’articolo

apparso sul sito del CSV di Catanzaro venerdì 8 giugno 2012 dal titolo “Terapie Espressive: attenzione alle catene di scuole di formazione in franchising” e per esprimere tutta la mia approvazione circa la necessità esplicita, emersa anche in quella sede, di una tutela della professione in nome della Deontologia Professionale.
Come fondatore di un sistema didattico nelle Arti Terapie che oggi attrae migliaia e migliaia di operatori tra lettori, visitatori, fan sui social, associati, docenti, tutor, allievi che hanno permesso di fondare un metodo altamente professionalizzante e diffuso in tutta Italia (siamo presenti anche a Catanzaro), non posso che convenire sull’opportunità che l’operatore specializzato debba possedere una formazione completa di supervisioni ecc., come quella erogata a step successivi dalle nostre scuole (fino al conseguimento del Diploma di Specializzazione  da 1.200 ore). Ma non è affatto vero che le uniche scuole accreditate siano quelle citate nell’articolo. Intanto perché non lo è nessuno, al momento. Essere accreditato presuppone che un Ente super partes emani un provvedimento di formale riconoscimento, al di là di ogni interesse di parte. Ma qui accreditati ed accreditanti sono sempre gli stessi, rimescolati in tutte le sigle! E l’interesse di parte c’è, eccome! Peraltro, allorquando le professioni non regolamentate saranno riconosciute, tale riconoscimento sarà uguale per tutti perché verrà dal Ministero e non da sigle private che non servono a nulla. Per non parlare del “senso anacronistico dell’obbligo dell’appartenenza” per ottenere il riconoscimento di un diritto, funzionale solo ad una logica di casta da cui il provvedimento in discussione in Parlamento prende le debite distanze.   
Ripeto: non è affatto vero che la sede citata sia l’unica a Catanzaro, né che sia l’unica sede accreditata per la formazione nelle, cito testualmente, “Terapie espressive”. A meno che non vogliamo accontentarci del fatto che sia accreditata da se stessa.
Chiudo con un consiglio: attenti a chi parla di “terapia” (o si definisce “terapeuta, danzaterapeuta”) senza essere abilitato all’esercizio della pratica medica: correreste l’indubbio rischio di imbattervi in abili millantatori. E noi tutti, come dicono i personaggi citati, siamo tesi verso la tutela delle fasce deboli, troppo spesso vittime indifese di altisonanti parole prive di ogni contenuto ma che fanno breccia solo presso gli ignoranti.

Stefano Centonze
Presidente Art.eD.O.
Dir. Protocollo Discentes per la Formazione in Arti Terapie in Italia

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